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Vini naturali a Vinovinovino e a Villa Favorita – di Cinzia Piatti

18 aprile 2011

Otto anni fa parlare di vini naturali significava essere esposti a commenti di compatimento. Non erano interessanti, a detta di molti quei vini non avrebbero resistito a lungo e non avevano mercato. Come ho già detto, l’evoluzione è stata continua per questi vini, quindi è innegabile che ci fossero progressi da fare, ma questa cosa è valida per tutte le umane attività; in realtà già allora esistevano grandi prodotti da bere e a cui ispirarsi, perlopiù francesi (Nicolas Joly ha fatto scuola, infatti) ma non mancavano buoni esempi anche in Italia.

In meno di dieci anni vedo a questi banchi d’assaggio la presenza costante di molti dei wine buyer inglesi, americani e scandinavi che conosco. I giornalisti più quotati ancora snobbano questi vini e tuttavia il mercato risponde bene, in questo marasma generale dei consumi ancora in calo. Senza l’appoggio di nessuno, questi produttori hanno attirato l’attenzione costante dei consumatori, in meno di otto vendemmie hanno combattuto solo a suon di qualità e null’altro; dove mancano i finanziamenti, è stata la bontà dei vini a sopperire. E il mercato si è creato in fretta, considerando appunto che il vino si produce una sola volta all’anno.

Aprile è il mese del Vinitaly, la più grande fiera italiana del vino; all’inizio i produttori naturali organizzavano una sorta di “contro-vinitaly”, per chiamarsi fuori da quelle logiche produttive e per i costi che loro, artigiani di piccole dimensioni, non potevano sostenere. A distanza di anni questa è diventata una consuetudine, sebbene si sia sdoppiata in due diversi appuntamenti ed abbia perso il carattere polemico degli inizi ma non lo spirito battagliero; molti degli appassionati lamentano il fatto che sia scomodo doversi spostare in due luoghi, così spesso rinunciano ad uno dei due, e questo è un peccato. Sebbene vi siano più correnti, per una volta all’anno sarebbe una buona cosa, molto utile anche come promozione oltre che per venire incontro ai consumatori, riunirsi in un solo evento e presentarsi uniti. Continuiamo, insomma, a cadere nel solito problema italiano della divisione in fazioni, e questo non fa del bene né all’immagine né al commercio.

Anche in questo caso procediamo accennando a delle realtà che vorrei segnalare per prime, il che non esclude che man mano si parli delle altre. Ho provato molta soddisfazione quest’anno perché ho assaggiato alcune cose nuove e avuto conferma di altre incontrate recentemente.

Sabato mi sono recata a Cerea (VR) per Vinovinovino, capitanato da Giampiero Bea, produttore umbro; evento degli affiliati del Consorzio Viniveri, Renaissance Italia e di Triple A, la selezione di vini naturali del distributore genovese Velier, ma anche di alcuni indipendenti. La struttura che ospita l’evento è ampia e si gira bene da un banco all’altro, inoltre una buona idea è quella di poter acquistare una buona parte dei vini nell’enoteca poco prima dell’uscita, a prezzi ovviamente abbordabili. L’assenza di alcuni produttori d’oltralpe molto noti, che hanno in passato attirato l’attenzione su queste manifestazioni, non ha precluso comunque la buona riuscita dell’evento, quello che fa piacere constatare è che esiste finalmente un gruppo di aficionados che si fidano dei loro produttori e sostengono questo mercato.

Sono sempre più contenta dell’azienda Le Coste, di Gradoli: avevo già segnalato la bevibilità e facilità dei suoi vini base, chiamati “Il litrozzo”, onesti nel carattere e nel prezzo e da avere quotidianamente sulla tavola. Gianmarco Antonuzzi utilizza vitigni locali laziali, non usa solforosa in nessuna fase della lavorazione e in nessuno dei vini e vinifica l’aleatico sia in versione secca che dolce. Assolutamente da provare.

Poco distante, nel frusinate, La Visciola vinifica un Cesanese Del Piglio davvero gradevole; si tratta di circa 6000 bottiglie di produzione di tre diversi appezzamenti, vini puliti e notevoli che chiamano la tavola a gran voce. Un assaggio anche di un esperimento, fuori mercato, di alcuni vigneti in affitto portano un quadro interessante del carattere del cesanese e delle capacità del produttore.

Un applauso per ‘A vita, piccola azienda calabra di Cirò Marina (KR). Anche in questo caso è stata la riconsiderazione di vecchi vigneti di famiglia a fare da spinta per riprendere in mano la produzione di vino da uve gaglioppo, dando luogo ad un vino sottile ma robusto nel carattere e di una buona lunghezza in bocca. Se cercate i vinoni non fa per voi, se siete fan dell’eleganza dovreste provare a cercarli.

In provincia di Lucca la Tenuta di Valgiano, azienda biodinamica, produce un bianco che rimane a lungo in bocca, pronto e succulento, principalmente da vermentino, trebbiano e malvasia, chiamata Palistorti. Per la sua immediatezza ho poi preferito il Palistorti rosso al più ambizioso rosso che porta il nome aziendale, tuttavia quest’ultimo rimane un bell’esempio di potenza e struttura.

Sempre in Toscana, a Colle Val d’Elsa, un’azienda al cui bianco sono legata, ottenuto da vermentino e trebbiano perfettamente equilibrate: si tratta di Colombaia, azienda biodinamica che in questa occasione ha presentato anche due versioni di frizzante dalla vendemmia 2009. Anche il rosso, da sangiovese, esprime un carattere pulito e occupa tutta la bocca senza fastidi.

A Ponte di Piave (TV) l’azienda Gatti Lorenzo viene condotta da fratello e sorella molto giovani sotto la supervisione di papà. Le vigne sono  molto vecchie, e di buon risultato il prosecco; dovete essere pronti a vedere un vino non illimpidito come d’abitudine, ma se volete provare il vero carattere del prosecco questo è un buon inizio. Si tratta semplicemente di interpretazioni, come quella di un raboso del Piave snello e beverino, un’altra di quelle tradizioni da recuperare.

Bella performance del Kurni 2009 di Oasi degli Angeli, nelle Marche, a Cupra Marittima (AP), un vino noto agli appassionati per la sua costanza qualitativa e la sua struttura; sembra dolce al naso, in bocca è morbido ma di grande tensione, concentrato e lungo, un montepulciano impegnativo ma di grande soddisfazione; come prezzo non è proprio accessibilissimo ma per una volta si può fare.

Domenica, invece, sono arrivata fino a Montebello Vicentino, a Villa Favorita, organizzazione a cura di Vin Natur sotto la presidenza di Angiolino Maule. Maule è sempre pieno di idee e di buon senso, crede nella necessità di ricerca scientifica senza paraocchi, indipendente e parla sempre a lungo dei progetti in cantiere. A proposito, i vini di Angiolino, la cui azienda si chiama La Biancara e si trova a Gambellara (VC) sono da anni degli esempi di viticoltura di qualità in modo completamente naturale; personalmente preferisco i bianchi, a cominciare dal Masieri per finire con il Pico, ottenuti con uve locali quali garganega e trebbiano. Anche nel caso di Villa Favorita si gira bene tra i vari tavoli, e parlare con i produttori è cosa non solo normale ma pure incoraggiata.

Anche qui una serie di belle conferme e qualche sorpresa, come ad esempio Cantina Giardino, produttore di Ariano Irpino (AV) che mi ha colpito per i suoi aglianico. Una versione in particolare, il Clown Oenologue, viene affinata in grosse anfore interrate e ne esce un vino che, messo a confronto con gli altri bellissimi aglianico come il Nude 2005, rivela un aspetto dell’ aglianico di estrema austerità e nitidezza anche senza l’appoggio del legno. Bella esibizione del Poski, da uve coda di volpe, e Gaia, un fiano lungo in bocca e pieno di carattere, entrambe del 2009.

Buona performance per Valli Unite, cooperativa agricola di Costa Vescovato, di cui segnalare Il Ciapè, da uve Cortese, e il buonissimo San Vito, un timorasso che ancora deve completare la maturazione ma che promette un vino longevo; ulteriore punto a favore della Cooperativa sono i prezzi assolutamente onesti per il lavoro svolto.

Riconferme per la siciliana Porta del Vento, a Camporeale (PA), i cui catarratto spiccano per la profondità gustativa. I rossi vengono prodotti con nero d’avola oppure perricone e sono dotati di acidità elevata. Del perricone è stata tentata una versione in bianco, o forse meglio dire rosato visto il colore finale, curioso e dalla bocca agile. I prezzi, anche in questo caso, sono davvero incoraggianti.

Due segnalazioni per l’Oltrepo Pavese: un viticoltore è Albani, viticoltore di Casteggio, che fa dei rossi beverini e ben fatti; un secondo, che mi ha impressionato per la finezza esecutiva e la pulizia, è Podere Il Santo, di Rivanazzano, che ha portato un vino da uva rara assolutamente da provare e il Novecento del 2004 da barbera.

Un pensiero di cuore va a Vittorio Graziano, “libero viticoltore praticante” di Castelvetro (MO), che con i suoi 5 ettari di vigne ha salvato da estinzione certa alcuni vitigni, sia bianchi che rossi, che utilizza con successo nei suoi vini. É impossibile sapere di cosa si tratti, sono sconosciuti e l’identificazione richiederebbe parecchi soldi che un piccolo viticoltore come lui non può sborsare. È abbastanza triste vedere che alle facoltà di enologia questo non interessi, sarebbe un contributo enorme alla salvaguardia della biodiversità. Ma di questo appello (o anche polemica se preferite) mi occuperò in seguito.

Incoraggiamenti per la Tenuta L’armonia di Montecchio Maggiore (VI) del giovanissimo Andrea Pendin che produce un bianco buonissimo da uve garganega e durella ed un rosso ottenuto da merlot, cabernet sauvignon e barbera, un vino morbido e non banale di frutti rossi maturi e complessità. In vigna Andrea ha trovato pure del Carmenere di cui sta provando delle vinificazioni, il prelievo da botte parla di un vino ancora da farsi ma da seguire. Andrea fa anche dell’olio, con cui ha pure realizzato dei cioccolatini insieme a Paolo Devoti, il geniale titolare di Passion Cocoa di Rho (MI).

Una segnalazione per l’estero riguarda l’austriaco Sepp Moser, di Rohrendorf; produttore biodinamico, il suo riesling Gebling Kremstal  ha il tipico carattere sottile e lineare dei riesling austriaci con una cura del finale in bocca che piace; dei rossi ho provato sia lo Zweigelt base che il riserva e sono due piccoli esempi di territorialità e cura da promuovere.

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